C’era una volta Newton. Ma la mela non c’entra nulla, si badi bene.

Quello fotografico e deliziosamente autobiografico, in questo libro.

Helmut Newton, Autoritratto con moglie e modella 1981

E c’era una volta questa foto, che io adoro.

Ma ciò che lo rende così speciale è il suo instancabile lavoro con i manichini, tanto da regalarmi e forse, perchè no, regalare anche a lui, una pagina entertainment della mia tesi.

Parigi, 1978

Questa volta ho deciso di realizzare il reportage per Vogue Francia con i manichini. Non posso assolutamente portare modelle in esterni con un tempo simile, né posso farle stare in piedi sul parapetto del ponte con questa bufera in corso. Siamo tutti stipati nel furgoncino ad aspettare che si plachi. Cominciamo a vestire i manichini; un lavoro da specialisti. Ho con me una ragazza che lavora per Au Printemps, una vera e propria maga: riesce a dare ai manichini le posizioni più incredibili e verosimili al tempo stesso, servendosi solo di cartone e giornali. Parte del gioco è farli apparire il più possibile umani. È affascinante giocare con i manichini. Ognuno ha una sua personalità. Spesso alle mie “ragazze” do perfino un nome. Ce n’è una molto sexy, con uno sguardo sottomesso. La chiamo Georgette. Riesce sempre benissimo in foto. Ce n’è un’altra, che chiamo “Le Con”, l’idiota, che per quanto la giri ha sempre uno sguardo ebete. Non c’è verso di darle una sembianza umana. Decido di liberarmene – fortunatamente posso scegliere tra altre cinque bellezze accatastate nel furgoncino. Oltre a dieci diverse paia di gambe, braccia e mani. Alla fine una è pronta. La mettiamo sul parapetto del ponte, legandola con corde e fili metallici perché non cada nella Senna se dovesse ricominciare la bufera. Bisogna però non far vedere le corde; sono foto a colori e il ritocco costerebbe troppo. E comunque nel periodo delle collezioni non c’è tempo per questi trucchetti. I provini devono essere dagli stampatori tra tre giorni. Mi ci vuole l’intera notte per scattare due foto. È davvero difficile lavorare con i manichini. Mi riprometto di non farlo più. Sei mesi dopo, naturalmente ho dimenticato tutte le mie promesse e l’idea mi stuzzica di nuovo. Questa volta si tratta di una nuova collezione di pupazzi che ho visto in un catalogo di Adele Rootstein, una produttrice di manichini londinese. Le sue “ragazze” non sono del tipo emaciato che sembrano piacere tanto agli altri fabbricanti, ma sono grosse, alte e formose, con fianchi larghi e seni meravigliosi. In breve decido il tema di questa nuova serie: vorrei legarle nude ai pali della luce e alle belle cancellate di ferro sullo sfondo della Parigi notturna fotografandole a colori, di notte. Un ultimo tocco, un’idea di June, i parrucchieri dovranno aggiungere a queste creature dei peli sul pube e sotto le ascelle.

Helmut Newton, Autobiografia, Contrasto, 2004.

È affascinante giocare con i manichini. Ognuno ha una sua personalità. Spesso alle mie “ragazze” do perfino un nome.

Annunci