Prendo a prestito il titolo di un capitolo del tuo libro.

E lo faccio con il piacere di entrare, dopo aver bussato, mano tremolante, dalla porta della tua sensibilità, Annie Leibovitz.

Una firma indelebile sulle pagine di Vanity, uno stile che per molti versi potrebbe sembrare un azzardo, o meglio la sfida aperta con mondi paralleli, fiabeschi e sconosciuti all’uomo.

Nick Rogers, Annie Leibovitz, Calabasas, California, 2008.

E poi, d’altro canto, la semplicità di “esserci”: un verbo addirittura ausiliare, che però racchiude in sé tutto il potenziale della fotografia, oltre a quello personale di chi sta dietro l’obiettivo.

La tua vita, quella di tanti altri; di chi ama, spera, si dichiara diverso, soffre, vince le proprie battaglie o muore, davvero through a lens.

Annie Leibovitz, At work, De Agostini, 2010.

Possiamo anche limitarci a cogliere ciò che ci viene offerto: ci servono soltanto gli occhi e la mente.

Annunci